”Cacciatore del male” è un’opera che ben si definisce nell’odierno panorama letterario e quotidiano, che denuncia un “propabile” misfatto in una città bella come Pisa. Nella versione noir, l’omicidio interpreta una storia sorprendentemente singolare, la finzione propone ciò che odiernamente ci propongono i mass media. La storia narrata da Simone Mazzei è una storia destinata a risvegliare la consapevolezza altrui… Una vicenda sottratta all’oblio dove gli accadimenti scorrono fluidamente in un raccontare lucido e appassionato, in cui una vetrina di personaggi incessantemente si collocano, mutando da pagina a pagina. “D’Orazio Editore

In questa lotta crudele tra bene e male, in questo susseguirsi di eventi orribili dove la paura paralizza e forte è il desiderio di chiudere gli occhi tanto reali sembrano le scene, l’autore riesce a farci percepire, come un sottofondo musicale, la timida presenza di sentimenti di coraggio e di perle di saggezza che fanno sperare fin dall’inizio nel trionfo del bene e della giustizia. “Dr.ssa Cristina Sorbi” (Laurea in Lettere e Filosofia)

Un serial killer folle e diabolico. Un capitano di polizia determinato e pronto a tutto. Una disperata caccia all’uomo tra Italia, Svizzera, Croazia, Tunisia, sullo sfondo di un sinistro traffico d’organi. Sono gli elementi principali del «Cacciatore del male», romanzo giallo dello scrittore esordiente Simone Mazzei.Personaggi ben delineati affollano le pagine di un thriller a tinte fosche. Una suora, un vecchio tenente dell’aeronautica in pensione e una bambina innocente si ritrovano coinvolti loro malgrado al fianco del capitano Brando Volterra nel caso più difficile della sua lunga carriera. Fermare il misterioso e inafferrabile “J”, che uccide con ferocia e crudeltà non umane, diviene per il navigato poliziotto una vera e propria crociata, dalla quale potrà dipendere anche la salvezza delle persone a lui care. Ma il vero protagonista del romanzo è proprio il killer, ritratto al tempo stesso come debole vittima della società moderna e biblico avversario delle forze del bene. L’intreccio ricco di colpi di scena, lo stile ancorato all’attualità e i dialoghi ricchi di riferimenti alla cultura popolare sono valsi al libro di Mazzei una menzione d’onore al Premio Letterario “Minerva II” di Torino. (per IlSole24ore versione on-line)

Può un assassino essere vittima? Davanti ad un giudice la risposta dovrebbe essere netta e negativa ma sulle pagine di un libro può anche aprirsi a dubbi. “Cacciatore del Male” è il romanzo d’esordio del pisano Simone Mazzei (pubblicato dalla casa editrice Albatros – Il Filo) pone la questione tra le righe, davanti ad una trama inoppugnabile che dai piedi della Torre di Pisa porterà il lettore a seguire le tracce del folle omicida “J” in Svizzera, Croazia, Tunisia. Un thriller che tesse una ragnatela di colpi di scena, su cui la suspence è in agguato. A muovere gli intenti del male un sinistro traffico d’organi e personaggi pronti a tutto pur di riuscire nel loro intento. A questi si contrappone la giustizia: il caso è dato ad un capitano efficiente e caparbio, Brando Volterra. Fermare “J” è un compito difficile, forse il più arduo della sua carriera, ma il dovere e la salvezza di vite umane obbliga Volterra ad affrontare le responsabilità, anche quando queste metteranno a repentaglio la propria incolumità. “Cacciatore del Male” è un ritratto della nostra contemporaneità, in cui però non sempre si ha l’impressione di scindere il bene dal male. Se il protagonista è indubbiamente il beniamino investigatore Volterra, non lontano da questo ruolo è “J”, folle assassino, che risulta vittima egli stesso di un mondo in cui vive, debole e perso in un sistema che rende schiavi. Un paradosso ideologico e narrativo che rende interessante questo esordio, valso all’autore una menzione d’onore al Premio Letterario “Minerva II” di Torino. Sebbene il finale ripristinerà l’equilibrio e la giustizia, al lettore rimarrà la sensazione che la risposta al nostro quesito iniziale possa avere nuove e inattese riflessioni. (per il Corriere della Sera il Corriere Fiorentino)

Il giallo è realizzato con una trama ben costruita e l’alta tensione non scema mai fino all’epilogo.
L’autore magistralmente fa uso di descrizioni sapienti e minuziose che trasportano il lettore fin dentro la vicenda, facendogli sentire addosso la paura pura.
Molto interessante è l’alternarsi repentino e continuo della narrazione da un punto e l’altro della vicenda, che tiene il lettore vigile e attento ai continui cambi di scena.
I protagonisti sono descritti con maestria e nulla è lasciato al caso.
Simbolicamente il bene è rappresentato dal capitano dei carabinieri Brando Volterra, uomo tutto d’un pezzo ardito e tattico.
Il male è personificato dal terribile quanto schizofrenico Yuri Rossi, che si muove sicuro nella sua veste di carnefice senza cuore.
Tante sono le scene altamente terrificanti che l’autore affronta con abilità lasciando il lettore in preda alla paura più folle.
Sicuramente è un ottimo giallo che non tradisce fino alla fine le aspettative del lettore. “Giulia Madonna” (scrittrice)

Il libro è davvero significativo. Dovrebbe smettere di lavorare in banca e dedicarsi alla scrittura. Un vero capolavoro. Un susseguirsi d’immagini, racchiusa in una storia “particolare”, che ti rapiscono e ti conducono nella psiche dei personaggi. Un romanzo davvero descritto con maestria. Ancora complimenti. Notevole la capacità di descrizione dei singoli protagonisti.In umiltà, “Maria Ezechiele” (scrittrice)

Non so se più accanito sia Brando nella sua caccia o il serial killer, nei suoi efferati delitti.
Il romanzo è un vero “noir” e mette i brividi nelle sue sequenze così serrate. D’altra parte, la scelta di non dividere la storia in capitoli evidenzia l’intento di non dare respiro al lettore. Mi congratulo per le sue competenze nel campo della medicina e per quelle che vengono fuori evidenti dalla varietà dei temi trattati, molti dei quali scottanti e scabrosi. Le auguro il successo di critica e di vendita che il suo lavoro merita. “Luciana Galli” (scrittrice)

“Cacciatore del male” è un romanzo poliziesco dalla trama intrigante. Una bella ragazza di 14 anni a Pisa viene violentata e scaraventata giù dalla torre. Muore in seguito alla caduta. L’assassino J., molto crudele, astuto, pieno di sè, è fiero e soddisfatto della sua azione condotta a termine con affabilità e gentilezza. Immediatamente in incognita si allontana dal luogo del delitto senza lasciare alcuna traccia. Cambiando aspetto e località non desta alcun sospetto. Fa lo spavaldo con se stesso, sì da coraggio, anche se capisce bene che se viene individuato per lui si apriranno le porte dell’ergastolo. In alcuni momenti di lucidità cade in preda al panico fino a perdere i sensi per lo spavento. Gli dà la caccia il capitano dei carabinieri Brando Volterra, un uomo di alti valori morali, molto innamorato della moglie e della figlia Maria Vittoria, rispettoso del senso del dovere ed estremamente determinato a scovare l’assassino. Con i suoi uomini organizza delle indagini febbrili e accuratissime. Il risultato tarda a venire e lui soffre nel profondo del suo cuore per la straziante sorte subita dalla ragazza, si tormenta giorno e notte ed impegna tutte le sue capacità per scoprire il maniaco. Dopo tante ricerche, appostamenti, fermi di giovani uomini, illusioni di essere vicino alla soluzione del caso, smentite, delusioni finalmente, insieme con i suoi collaboratori, in una terrificante lotta corpo a corpo, riesce a catturare e ad uccidere accidentalmente l’assassino stupratore della ragazza. Un senso di liberazione e di profonda soddisfazione lo pervade anche perchè con la sua eroica impresa è riuscita a salvare sua figlia Maria Vittoria, prigioniera del maniaco, ed a rassicurare tante altre ragazze. In questo romanzo c’è un continuo scontro tra il bene ed il male, incarnati rispettivamente dal capitano Brando e dal serial-Killer J. Lo sforzo, l’impegno, l’intelligenza e la costanza del capitano nell’inseguire J., come un segugio che bracca la sua preda, tengono desto l’interesse del lettore fino all’ultima pagina, cioè fino all’epilogo, ossia l’annullamento del male ed il trionfo del bene. La prosa è scorrevole e precisa nelle descrizioni delle azioni, dei luoghi, dei movimenti, degli appostamenti, dei fremiti del cuore, della malattia del maniaco, dei sensi di repulsione del capitano e della gente nei confronti del maniaco, che privo di morale e di fede religiosa si esalta nella violenza, nello spargimento di sangue, nella trasgressione, ritenendosi un superuomo capace di sottrarsi a qualsiasi legge morale, ad eludere le forze dell’ordine ed a disprezzare tutto e tutti. “Prof. Pasquale Di Petta” ( scrittore, poeta, critico)